Avevo bisogno di uno spazio da dedicare a tutte le riflessioni che di solito scrivo di getto sui social, oppure registro sul cellulare dalla mia postazione composta da scrivania, libreria, computer, cellulare e una miriade di penne sparse qua e là.

Qualcosa di più intimo e facile da condividere con voi, uno strumento che racchiudesse i pensieri come in uno scrigno prezioso, da aprire e ritrovare ogni qualvolta se ne senta il bisogno.

I social non mi convincono molto. Sono dispersivi, veloci. Si scrive una riflessione, la si pubblica e poi… viaggia, viaggia veloce veloce nella rete. Ma ciò che ho scritto dopo un pò non la ritrovo più, perché magari viene sommersa da altri pensieri, altri “post”.

No, per queste riflessioni così particolari, non funziona così.

Quindi uno spazio calmo. Lento. Intimo. A disposizione di tutti.

Sarà una mia fissazione? Non so. Ma sono cosi anche nella mia vita. Amo raccogliere, catalogare, collezionare, chiudere negli spazi. Possibilmente piccoli spazi. In cui poi riesco a ritrovare sempre tutto. Altrimenti mi perdo nel mio immenso caos.

Ecco perché nasce Ametista. Per racchiudere una piccola fetta di vita passata a fianco alle  persone con demenze e alle loro famiglie attraverso video, riflessioni, frammenti, confronti e tanto altro.

Ametista. Un nome scelto a caso mentre decidevo come chiamare questo blog. Beh! Ad essere onesta, scelto proprio a caso no.

Stavo guardando la mia collezione di pietre e quarzi, in cui ci sono tante druse di Ametiste, ossia ametiste grezze. Perché a me piace il colore viola e perché si tratta della pietra che in tanti mi regalano in quanto associata al mese della mia nascita: febbraio.

Noto che, su di una ametista vi è un biglietto di pergamena arrotolato e un pò impolverato. Leggo “se amate fare scelte ponderate e riflettute, se siete consapevoli che ogni cambiamento richiede tempo e dedizione, allora siete capaci di mantenere vivo in voi il dono più grande: quello dell’equilibrio. Guardare attraverso i cristalli di ametista aiuta a vedere tutto in una nuova dimensione”. 

Era deciso il blog si sarebbe chiamato Ametista. Con il sottotitolo “Demenze, Presenze di Comunità ” perché le persone con demenze sono in fondo delle Presenze, magari scomode, ma sempre delle Presenze che respirano la nostra stessa aria. Presenze nei confronti delle quali molto spesso dobbiamo trasformarci in “Equilibristi senza Rete”. (Prendendo in prestito il titolo del mio primo progetto scritto molto tempo fa per un altro tipo di fragilità umana).

E non si tratta di quella fragilità che appartiene agli slogan mondani e dominanti, quella che vede la fragilità racchiusa nell’immagine della debolezza inutile, immatura, malata, senza senso. La fragilità delle persone con demenza è una fragilità seria, altezzosa, dignitosa, austera. Una fragilità che alza la testa se solo noi glielo permettiamo nelle libertà delle loro espressioni,  Una fragilità che fa parte della vita. Anzi ne è la sua struttura portante.

Questo sarà per me un altro viaggio intimamente più vero che magari vale la pena fare. Insieme.

Elena

 

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Alfredo Serrao

    Mi piace questo spazio di “pace” sulle demenze, una riflessione lenta su una malattia che lenta non è mai, ma che ha bisogno di una riflessione che sia lentamente seria. Brava Elena

  2. Sabrina Taurchini

    Concordo pienamente con Alfredo Serrao riguardo il bisogno di una riflessione che comorenda gli aggettivi “lenta” e “seria”. Ne abbiamo bisogno e abbiamo bisogno che sia condivisa il più possibile. Anche per chi presume che il tema non le appartenga. Un plausooo

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